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Il Fisco usa Amazon per capire chi sei: attenti alle transazioni

Published by
Antonio Pilato

Non solo Amazon, anche altre piattaforme come Instagram e Airbnb consentono all’Agenzia delle Entrate di raccogliere informazioni 

Vediamo come avviene ciò e a cosa bisogna prestare attenzione per non “precipitare” nella macchina nell’attenta macchina di controllo del Fisco.

Fonte Adobe Stock

Al giorno d’oggi siamo ormai immersi nella fitta rete di strumenti e applicazioni gestite da grandi multinazionali. Certo è innegabile che siamo molto utili, ma al contempo nascondono delle insidie che vanno assolutamente considerate.

L’abitudine ci porta sempre più spesso ad accettare lunghe informative sulla privacy (che in molti casi non vengono nemmeno lette) e cookies senza considerare dove vanno a finire i nostri dati.

Non sempre però può correre in nostro aiuto il Garante della privacy. Alle volte è inevitabile fare i conti con le conseguenze di queste azioni. Vediamo in che modo.

Amazon: come viene utilizzato dal Fisco per “controllare” gli utenti

L’utente in un certo senso può “permettersi” di peccare di leggerezza, ma chi guadagna online, non può non fare i conti con il Fisco. Proprio per questo il nuovo schema del decreto legislativo recante la normativa nazionale di recepimento della direttiva europea prevede un mirato controllo tramite alcune piattaforme digitali su chi guadagna attraverso queste infrastrutture hardware o software.

In pratica il decreto prevede l’utilizzo di piattaforme come Amazon, ma anche Instagram, Airbnb e tante altre per scovare gli evasori. Questi colossi saranno obbligati a segnalare al Paese membro dell’UE dove il venditore ha residenza e i guadagni che l’utente fa online.

La normativa prevede che le piattaforme dovranno inserire nel contratto con il venditore una clausola unilaterale in cui viene indicato all’utente che se non fornirà  tutte o parte delle informazioni richieste, il suo profilo/account verrà chiuso dal gestore. Inoltre gli sarà negata la possibilità di iscriversi nuovamente alla piattaforma.

Un avviso che che l’utente dovrà sottoscrivere e che esplicherà i suoi effetti una volta trascorsi 60 giorni e ricevuti due solleciti senza risposta da parte della piattaforma. Le grandi aziende online al contempo potranno trattenere un corrispettivo di quanto dovuto all’utente fino a quando quest’ultimo non fornirà le informazioni richieste.

Nello specifico dovranno essere trasmessi i seguenti dati:

  • nome e cognome,
  • indirizzo della sede legale,
  • Nif del gestore di piattaforma con obbligo di comunicazione,
  • numero di identificazione individuabile,
  • norme commerciali della piattaforma per la quale il gestore deve effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate.
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Antonio Pilato

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