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Alzheimer, un nuovo studio potrebbe aiutare a prevenirlo: cosa dice la ricerca

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Marco Infanti

È uscito un nuovo studio che potrebbe aiutare a prevenire una malattia che colpisce la popolazione più anziana, spesso in modo brutale. 

Nelle ultime settimane è uscito un nuovo studio scientifico che potrebbe letteralmente rivoluzionare le cure riguardo l’alzheimer.

Adobe Stock

Una ricerca che se portata avanti, potrebbe aiutare le persone persino a prevenire la comparsa della malattia, evitando anche in alcuni casi che questa possa svilupparsi nel tempo, anche se il soggetto in questione ha una predisposizione genetica a riguardo. 

Alzheimer, quali sono i sintomi e quali categorie colpisce maggiormente

Per prima cosa però bisogna chiarire a che tipo di malattia ci riferiamo quando parliamo di alzheimer. Si tratta di una tipologia di demenza molto comune tra le persone più anziane. È l’invecchiamento infatti la principale causa del suo insorgere. È una malattia che causa a chi ne soffre ritardi e disturbi di memoria, e nei casi più gravi porta a una progressiva perdita dell’identità personale.

Da aggiungere inoltre che non ci troviamo di fronte nemmeno a una malattia facilmente riconoscibile e diagnosticabile: spesso infatti per arrivare a comprendere che si tratta di alzheimer, il soggetto deve sottoporsi a diverse analisi, alcune della quali anche molto invasive. Ma andiamo adesso a vedere questo nuovo studio scientifico appena uscito, e perché ha scatenato questo entusiasmo da parte dei ricercatori. 

Cosa ha svelato la nuova ricerca su questa malattia

La ricerca è stata pubblicata su Alzheimer’s & Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association, e come scopo principale aveva quello di indagare le cause genetiche della malattia allo scopo di poterla prevenire. Gli scienziati hanno seguito alcuni pazienti per un periodo di tempo lunghissimo, di 18 anni, studiando il loro plasma sanguigno alla ricerca di potenziali biomarcatori riconducibili all’alzheimer.

E una delle loro scoperte più rilevanti, è stata quella di aver effettivamente trovato un segnale all0interno del nostro corpo, che è in grado di indicare se la malattia sta per insorgere. Si tratta di un misfolding nel sangue, e averlo identificato rappresenta un passo importantissimo nella prevenzione di questa malattia.

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Marco Infanti

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